La “famiglia boschiva” il giorno di Natale, contrariamente a me (e sicuramente alla maggior parte di voi) che ho trascorso gran parte della giornata con i miei tre figli e con gli affetti più cari, non ha potuto passare insieme il Santo Natale.
Alla S. Messa di Natale tra le mura di Sant’Antonio da Padova, ho pregato che ciò non accada mai più.
Non è certo un caso isolato questo, che definirei di “corto circuito giudiziario”: è solo quello che in questo momento ha maggior risalto mediatico.
La Giudice dei minori ha concesso – solo alla madre peraltro – venti minuti di contatto, “controllato” dagli assistenti sociali, con i suoi due bambini, sottratti ai genitori e rinchiusi – come noto – in una “casa protetta”, mentre il padre addirittura è stato escluso.
Nessun professionista serio si addentrerebbe a commentare nei particolari un caso del genere, se non avendo una completa conoscenza delle “carte processuali”.
Tuttavia, alcune riflessioni di fondo di carattere generale ed esperienziale vanno fatte.
Il nostro sistema giudiziario non prevede alcun controllo efficace e tempestivo sulla attività messa in campo da servizi sociali e giudice.
Assistenti sociali e giudici sono persone umane, come ognuno di noi, che dovrebbero operare in assoluta terzietà, liberi da ogni condizionamento o convincimento personale, nel primario interesse del minore: ma come ognuno di noi possono anche sbagliare.
Il conseguimento di un titolo abilitativo a svolgere un determinato ruolo professionale è altra cosa rispetto alla capacità di esercitarlo con equilibrio.
E qui sta il punto essenziale della vicenda: sottrarre tre bambini ai loro genitori, sul presupposto che lo Stato (qui una assistente sociale, con poco più di un anno di esperienza di lavoro nel settore, e un giudice) li possa “educare” meglio di quanto stiano facendo i loro genitori, è “realizzare il primario interesse del minore”?
Se passasse questo “ragionamento”, ciò significherebbe che lo Stato potrebbe o dovrebbe sottrarre potenzialmente qualsiasi bambino a qualsiasi genitore.
Ma in un sistema democratico lo Stato non è altro che l’istituzione che dovrebbe rappresentare il popolo, in un quadro normativo sistematico che dovrebbe tutelare le libertà e i diritti fondamentali dei cittadini, sanciti in primis dalla Carta costituzionale repubblicana e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Nizza, 2000).
Lo rappresenta? Cioè, lo Stato può dirsi sempre degnamente rappresentato da un’assistente sociale e da un giudice, chiunque essi siano?
Questi enormi (e potenzialmente nefasti) poteri attribuiti a una persona con funzioni di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio sono esercitati sempre correttamente?
Quale è il necessario bilanciamento equo degli interessi in gioco?
Il primario interesse del minore è realizzato davvero attraverso la “separazione coatta” dai propri genitori, a cui è stato sottratto con l’intervento della forza pubblica o è maggiore il danno e il trauma che questa “separazione” gli arreca?
Non ho risposte certe al riguardo: ma da genitore che è stato figlio credo che mai e poi mai – salvo il caso di accertate gravi violenze perpetrate nei miei confronti – avrei voluto essere separato da bambino dall’affetto e dall’abbraccio dei miei genitori.
Avv. Andrea Montanari, managing coordinator
Laeta ius Studio Legale e Network di Avvocati
