Su La Verità del 4 febbraio 2025 il primo commento alla recentissima importante sentenza della Corte di giustizia UE del 30 gennaio 2025, sul caso Frajese/Commissione UE, in materia di annullamento delle autorizzazioni europee “accentrate” alla immissione in commercio, in via definitiva, ma senza che siano state rispettate le norme regolamentari europee sulla prova della loro “efficacia e sicurezza”, dei cd “vaccini covid-19” : qui sul “banco degli imputati” Moderna e Pzifer, e i loro profarmaci genici tuttora rimasti in commercio, anche in Italia.
In questa causa il prof. Vanni Frajese, medico ricorrente, rappresentante sostanzialmente dei diritti e degli interessi di tanti medici italiani ed europei, è stato difeso – sia in primo che in secondo grado – dall’avv. Olga Milanese del Foro di Salerno e dall’avv. Andrea Montanari del Foro di Bologna.
Entrambi i difensori sono anche membri del Dipartimento Affari Legali della Società Italiana di Medicina (SIM).
Pur rigettando il ricorso per questioni procedurali di interesse e legittimazione (di un medico di uno Stato membro ad impugnare una decisione in materia sanitaria della Commissione UE), la Corte Suprema di Lussemburgo in realtà non dichiara in nessun passaggio legittime dette autorizzazioni definitive (le cd. AIC, lasciando “aperta” la questione); fa invece importanti ammissioni e conferme in tema di piena libertà e autonomia di cura del medico rispetto alle vaccinazioni obbligatorie o raccomandate dallo Stato (in Italia, come sappiamo bene, una libertà di cura recentemente soppressa) e di obbligo di previa prescrizione medica che i vaccini Covid richiedevano in base alle norme europee (in Italia, altra norma pluri-violata).
Le statuizioni in parte motivazionale della Corte saranno presto oggetto di innumerevoli, e magari anche diversificate considerazioni, ma già oggi possiamo dire che le stesse avranno un importante impatto sui processi in corso e da iniziare: si pensi solo ai tantissimi gravi danni da “vaccino” e alle responsabilità delle ASL e dei medici vaccinatori loro dipendenti e ausiliari, che hanno inoculato i pazienti violando le norme europee e nazionali che prescrivevano come “obbligatoria” la previa ricetta medica.
Ma auspichiamo che le statuizioni della Corte siano un elemento di riflessione anche per i nostri decisori politici odierni e futuri.



